sentirsi essere cultura

C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero…” cantava il filosofo – musicista Battiato. Sono ritornati i suoi “minima immoralia”. Auto- ironia di se stessi stereotipi di “tempi che stanno per cambiare”!  O tempi morti degli Uomini sotto Covid – 19? 

Un po’ di misericordia per noi stessi. Sono tempi morti da parecchie lune, da quando ci siamo evoluti nei “bimbominkia” dissacratori di una possibile “socialità” a portata di mano! Riconosciamo pure l’acquisizione del diritto, “alla rovescia”, di un allontanamento dal “cultum” dell’Umanità, dalla “coltivazione” della Cultura, finanche da chi si fregia di titolo e patacca di divulgare una parvenza di Cultura. Eccoci, novelli Pilato senza capacità di interpellare alla nostra attualità “Cos’è la Cultura?”. Mica necessita ai nuovi Cristi della storia! Eppure, una qualche risposta dovremmo pretenderla da noi stessi, da tutti noi stessi! 

Nel suo “Auto da fè” del 1935, romanzo tenuto poco in considerazione, lo scrittore e saggista Elias Canetti non tentennava a rinnovare l’invito all’auto-comprensione emotiva ed intellettuale per pervenire ad una non clandestinità del soggetto come primo responsabile del gioco che si oppone allo “squadrismo sociale”: “La cultura è un salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui”. Identificare il termine “massa” consentirebbe un movimento attuabile per una primitiva, eventuale ipotesi verso la nostra meta finale. Non la massa dell’Umanità, certo! La massa del lasseiz faire pretestuoso delimitato dall’inconcludenza alla “cum-passione” verso il nostro animo e l’animo altrui; la massa del pensiero pregiudizievole attecchito tout court ad ogni riflessione ontologica sulla validità dell’Essere e dell’Uomo; la massa di una bulimica malevolenza dell’Altro inteso come conquista del “Me” riflesso. Posto quest’ultimo assunto, ci viene agevole ritenere come dialogo con l’Altro e cooperazione inter- personale porrebbero un criterio di eguaglianza alle incognite insite nell’equazione “socialità”. 

Filosofia spicciola, converrebbe la massa. E no! La sinergia tra “Filosofia – Umanità” e “Cultura” non è così latente ad una buona riflessione. Travalicherebbe lo scontato giungendo a quel preludio di radicamento in una forma mentis decisoria, conforme a nuova coscienza dell’interazione necessaria tra le nostre umanità verso l’Umanità – Cultura. 

Ci illuminano in tal senso i “ritorni” ai “Quaderni dal carcere” di Antonio Gramsci: 

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha la coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri”. 

Cultura come relazione. E relazione altro non è che quella interdipendenza, quel nesso di reciprocità che si conclude in un naturale “tutto”: tutto il mondo, tutto l’uomo, tutti gli uomini. 

Doveroso proseguire la lettura di questa prova definitoria di Cultura nel pensiero del politico – filosofo: “Cultura è la stessa cosa che la filosofia… Ciascuno di noi è un poco filosofo: lo è tanto più quanto più è uomo. Cultura, filosofia, umanità sono termini che si riducono l’uno nell’altro (…)

Giunti a questa proposta assiomatica, tentiamo di pervenire alla chiave di volta che sia condizione di sintesi: Cultura è filosofia dell’Umanità! La direzione da seguire: sentirsi parte del movimento interattivo con l’Umanità, finalmente convinti che solo la condivisione di intenti ci fa Cultura! Dunque “sentirsi” Cultura per “Essere” Cultura!

Sarà solo così, nell’interdipendenza, nel sentire l’Altro come “Me”, nella confessione di unicità tra apparenti opposti che con Albert Camus condivideremo “l’urlo degli uomini in faccia al loro destino”. 

Di Rocco Polistena

Ideatore e sostenitore del Correntismo, ricercatore instancabile dell'Umanità pura e bella, caparbio "incantato" dalla Cultura quale bisettrice unica di stile di vita, si definisce "un Uomo qualunque" alla ricerca dell'Essenzialita dell'Essere. Divulgatore per passione, aspirante giurista, "agricolo" per trasmissione dagli avi, presiede l'Associazione Culturale Roubiklon nella sua Lubrichi (RC). Ha scritto, editandole, diverse sillogi poetiche, riservando egli alla Poesia la causa primaria del suo "sentire". Ritiene il dialogo costruzione autentica di una societas nuova.

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